La povertà e la miseria delle popolazioni del Sud del Mondo non sono casuali, e nemmeno dovute ad incapacità o alla carenza di senso del lavoro.

Sono le attuali regole del commercio mondiale che aggravano gli squilibri esistenti tra Nord e Sud, anziché favorire un'equa distribuzione delle risorse. I Paesi del Sud del Mondo continuano ad essere considerati, principalmente, fornitori di materie prime a basso costo per il Nord.

Instabilità dei prezzi delle materie prime, barriere commerciali e debito estero contribuiscono a bloccare le possibilità di miglioramento di quei popoli, ed in particolare di milioni e milioni di produttori e lavoratori che le condizioni economiche relegano nello sfruttamento e nell'emarginazione.

Il commercio equo è nato per battersi contro le ingiustizie e le iniquità del sistema economico mondiale, e vuole costituire un'alternativa concreta per tanti piccoli produttori del Sud del Mondo e per altrettanti consumatori del Nord.

Si tratta di un commercio che tratta i produttori del Sud in modo paritario, riconoscendoli come soggetti di una relazione commerciale e soprattutto restituendo loro il valore di esseri umani.

È un commercio umano perché antepone la giustizia alla redditività, i diritti agli indici di crescita, la relazione alla produttività.

Non è beneficenza, nè tantomeno carità: è giustizia commerciale. E solidarietà concreta.


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